In questo articolo affrontare un tema che spesso genera confusione e che tocca da vicino il nostro modo di relazionarci con noi stessi e con gli altri: le diverse sfumature dell’egoismo. Spesso usiamo questi termini in modo intercambiabile, ma in realtà descrivono dinamiche ben distinte. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza insieme.
Partiamo dall’egoista. Chi è l’egoista? È quella persona che sfrutta gli altri a proprio vantaggio. Nelle sue relazioni e in ogni circostanza, vede un’opportunità per ottenere qualcosa di personale. Questo non significa necessariamente isolamento, anzi, implica una relazione con l’ambiente e con gli altri, ma l’obiettivo primario è sempre e solo il beneficio personale. L’egoista agisce spesso senza preoccuparsi troppo dei sentimenti altrui o delle conseguenze delle proprie azioni, pur di raggiungere il proprio scopo.
Passiamo poi all’egocentrico. L’egocentrismo, a mio avviso, è qualcosa di ancora più profondo e radicato. Nell’egocentrismo, la persona interpreta la realtà unicamente attraverso la propria soggettiva percezione. Questa percezione spesso non ha molto a che fare con quello che accade realmente, ma è filtrata da un mondo interiore fatto di convinzioni profonde. Facciamo un esempio concreto: una persona che pensa che tutti, nella vita e nel mondo, siano malintenzionati e che il mondo sia un posto fondamentalmente malvagio. Qualsiasi cosa accada nel suo ambiente, che sia in famiglia, sul posto di lavoro, con gli amici o con il partner, questa persona tenderà a vedere il male. Questo accade perché dentro di sé c’è una ferita così grande da condizionare completamente la sua visione della realtà, una visione che difficilmente lascerà spazio ad altri punti di vista. Quindi, mentre nell’egoismo c’è un’azione diretta volta al proprio vantaggio tramite gli altri, nell’egocentrismo posso anche non fare nulla di attivo, ma filtrerò ogni evento attraverso una lente soggettiva distorta, che di solito affonda le radici in ferite esistenziali.
Poi incontriamo l’egotista. L’egotismo si manifesta principalmente nel parlare costantemente di sé. Avete presente quelle persone che, non importa quale sia l’argomento di conversazione, trovano sempre il modo di raccontare un aneddoto personale, di spiegare cosa hanno vissuto loro, cosa pensano loro in proposito o cosa è successo a loro con questa o quell’altra persona? Ogni scusa è buona per riportare l’attenzione su di sé. Anche in questo caso, come negli altri due, c’è un’implicita relazione con gli altri, ma è una relazione totalmente rivolta al proprio ego, al proprio io. Un “io” particolare, su cui magari torneremo in futuro per capire meglio cos’è l’ego, cos’è l’io e quanti “io” convivono dentro di noi.
Infine, arriviamo all’egoismo sano. Ecco, questa è una prospettiva completamente diversa e, a mio parere, fondamentale per il nostro benessere. L’egoismo sano è la capacità di provvedere a se stessi, di orientarsi nella vita sulla base dei propri bisogni e dei propri obiettivi in maniera autonoma, cercando al contempo di stabilire i giusti confini e i giusti rapporti anche con gli altri.
Perché dico questo? Perché il sano egoismo nasce da un profondo amore per sé. E quando dico “volersi bene”, non intendo avere un’autostima smisurata come se fossimo dei supereroi. Intendo piuttosto riconoscere in noi stessi sia le fragilità che i punti di forza, e accettarci per quello che siamo. Questa è in realtà quell’amore incondizionato che tutti noi dovremmo ricevere, quantomeno dai nostri genitori. Purtroppo, spesso non è così semplice e ci si impegna molto per arrivare a un amore di questo tipo. Però, fortunatamente, qualcuno ce la fa, comincia a volersi bene davvero.
Questo volersi bene porta a capire anche cosa si vuole dalla vita, a orientare le proprie scelte, il proprio sguardo e le proprie azioni verso quelle mete e quegli obiettivi che per noi sono realmente importanti. Questo amore sano nei confronti di se stessi porta ad avere un corretto rapporto con sé stessi, a riconoscere quando qualcosa ci fa bene e quando no, quando una relazione è sana per noi e quando non lo è, quando una frequentazione porta un contributo positivo e quando invece non lo porta.
Anche saper scegliere gli ambienti che più ci permettono di esprimerci fa parte dell’egoismo sano. Perché, diciamocelo chiaramente, infilarsi in situazioni dove ci si sente giudicati, repressi, sottomessi o usati non è affatto indice di un rapporto sano con se stessi. Anzi, ci si pone in una situazione di disagio con le proprie mani, con le proprie forze.
Fondamentalmente, nell’egoismo sano, io comincio una relazione d’amore con me stessa. Mi voglio bene, mi rispetto. E questo rispetto che io do a me stessa viene trasmesso in maniera implicita in tutte le altre mie relazioni. Di conseguenza, otterrò dagli altri la medesima risposta: anche gli altri cominceranno a mantenere dei confini di un certo tipo e a rispettarmi a loro volta.
Vorrei sottolineare che l’egoismo sano non porta ad usare gli altri, ma ad usare se stessi e le proprie forze in autonomia verso i propri obiettivi e verso una stabilità sempre maggiore a livello interiore. È un prendersi cura di sé che si riflette positivamente su tutto il nostro mondo relazionale.
Spero che questa distinzione tra le diverse forme di egoismo sia stata utile. Ricordiamoci che coltivare un sano amore per sé è il primo passo per costruire relazioni autentiche e appaganti con gli altri.