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Confini sani: imparare a proteggere il nostro spazio interiore ed esteriore

da | Ott 16, 2024 | Psicosintesi

Esploriamo l'importanza dei confini sani per proteggere il nostro spazio interiore ed esteriore, distinguendo tra solitudine rigenerativa e relazionale. I confini ci aiutano a definire il nostro "io", a limitare le influenze esterne e a relazionarci in modo assertivo. Discutiamo l'equilibrio tra confini rigidi e labili, sottolineando l'importanza dell'autoconsapevolezza e dell'autocentramento per una vita più piena.

Desidero dedicare questo articolo a un tema che ritengo fondamentale per il nostro benessere e per la qualità delle nostre relazioni: i confini. Forse può sembrare un argomento semplice, ma addentrarci nella sua comprensione può davvero fare la differenza nella nostra vita quotidiana.

Ho scelto di parlare di confini perché sento forte l’importanza di avere uno spazio nostro, un luogo interiore dove possiamo ritrovarci, rigenerarci e connetterci con la nostra essenza più autentica. Questo spazio personale è sacro e merita di essere protetto.

Il nostro spazio vitale interiore

Credo che ognuno di noi abbia bisogno di momenti di solitudine, non intesa come isolamento o tristezza, ma come un’opportunità preziosa per stare con se stessi. Questi momenti ci permettono di ascoltarci profondamente, di fare il punto della situazione, di ricaricare le energie e di ritrovare la nostra bussola interiore. È in questi spazi che possiamo veramente essere noi stessi, liberi dalle aspettative e dalle influenze esterne.

È importante, però, distinguere questa solitudine rigenerativa, che potremmo definire quasi spirituale, da quella solitudine che proviamo in mezzo agli altri. Quella sensazione di vuoto, di incomprensione, di non sentirsi visti o ascoltati anche quando siamo circondati da persone. Spesso queste due forme di solitudine si confondono, ma è cruciale imparare a riconoscerle. Sentirsi soli in una stanza piena di gente può indicare una ferita interiore, una memoria di incomprensione che filtra la nostra percezione della realtà. Ma questo non deve impedirci di ricercare e coltivare quei momenti di solitudine scelta, dove possiamo dedicarci completamente a noi stessi.

Cosa sono i confini e perché sono fondamentali

Possiamo immaginare i nostri confini come una sorta di contenitore invisibile, ma estremamente potente, che ci circonda e ci protegge. È un contenitore mobile, flessibile, che ci permette di interagire con il mondo esterno senza però sentirci invasi o sopraffatti. I confini sani sono come una membrana semipermeabile: lasciano passare ciò che ci nutre e ci fa bene, ma respingono ciò che è tossico o dannoso per la nostra integrità.

La funzione primaria dei confini è quella di aiutarci a distinguere chiaramente chi siamo noi dagli altri. A definire i limiti del nostro spazio fisico, emotivo, mentale ed energetico. Questo è un passo fondamentale per la nostra autostima e per la nostra capacità di prendere decisioni in linea con i nostri veri bisogni e desideri. Quando i nostri confini sono labili o inesistenti, rischiamo di confondere i nostri sentimenti con quelli degli altri, di farci carico dei loro problemi e di vivere la vita secondo le aspettative altrui, perdendo di vista la nostra autenticità.

Avere confini sani ci permette anche di limitare l’impatto delle influenze esterne sulla nostra vita. Viviamo in un mondo costantemente bombardato da stimoli, opinioni, giudizi e aspettative. Se non abbiamo dei confini ben definiti, rischiamo di essere travolti da queste influenze, di sentirci condizionati nelle nostre scelte e nei nostri pensieri, e di perdere la nostra autonomia. Dei confini solidi ci consentono di filtrare ciò che arriva dall’esterno, accogliendo ciò che ci arricchisce e respingendo ciò che ci appesantisce o ci destabilizza.

Tipologie dei confini

Costruire confini esterni sani significa imparare a relazionarci con gli altri in modo assertivo, senza sentirci in colpa o in difetto nel dire di no quando è necessario, nell’esprimere i nostri bisogni e le nostre opinioni con rispetto ma con fermezza, e nel proteggere il nostro tempo e le nostre energie da richieste eccessive o inappropriate. Questo non significa chiuderci al mondo o diventare egoisti, ma piuttosto imparare a dare il giusto valore al nostro spazio e al nostro benessere, sapendo che solo così potremo essere veramente presenti e disponibili per gli altri in modo autentico e sostenibile.

Oltre ai confini esterni, è altrettanto importante lavorare sui nostri confini interni. Questo significa imparare a gestire il nostro dialogo interiore, a riconoscere e a modulare le nostre emozioni, a non farci sopraffare da pensieri negativi o intrusivi. Proprio come proteggiamo il nostro spazio fisico dalle intrusioni, dobbiamo imparare a proteggere il nostro spazio mentale ed emotivo da ciò che ci disturba o ci fa stare male. Questo richiede consapevolezza, auto-osservazione e la volontà di “disciplinare” il nostro mondo interiore, indirizzando la nostra attenzione verso pensieri e sentimenti costruttivi.

Il dilemma dei confini: troppo rigidi o troppo labili?

È importante sottolineare che i confini non sono una barriera invalicabile. Esistono due estremi da evitare: confini troppo rigidi e confini troppo labili.

Avere confini troppo rigidi può portare a isolamento, difficoltà a creare intimità e a ricevere aiuto o supporto dagli altri. Una persona con confini eccessivamente rigidi potrebbe apparire fredda, distaccata e incapace di aprirsi veramente alle relazioni, perdendo così preziose opportunità di crescita e di connessione umana.

Al contrario, avere confini troppo labili ci rende vulnerabili alle manipolazioni, allo sfruttamento e al senso di sopraffazione. Tendiamo a dire di sì anche quando vorremmo dire di no, a farci carico dei problemi degli altri come se fossero nostri, e a confondere i nostri bisogni con quelli altrui. In questo caso, il rischio è quello di perdere il contatto con la nostra vera identità e di vivere una vita che non ci appartiene veramente.

La buona notizia è che i nostri confini non sono fissi e immutabili. Possiamo imparare a riconoscerli, a comprenderne le dinamiche e a modificarli nel tempo, in base alle nostre esigenze e alle diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare. Il primo passo per ritrovare l’equilibrio è l’autoconsapevolezza: osservare attentamente come ci sentiamo nelle diverse relazioni e situazioni, quali sono i nostri limiti, cosa ci fa stare bene e cosa invece ci provoca disagio.

Ritorno al sé: il cuore dell’autocentramento

In questo percorso di definizione dei confini, è fondamentale fare una distinzione tra egocentrismo ed essere auto-centrati. Spesso questi due concetti vengono confusi, ma rappresentano due modi di porsi verso se stessi e verso il mondo completamente diversi. L’egocentrismo, come abbiamo visto in altri contesti, è quella tendenza a mettere il proprio “io” al centro di tutto, spesso a discapito degli altri. Essere auto-centrati, invece, significa essere ben radicati in se stessi, avere un forte senso della propria identità e dei propri valori, senza per questo ignorare o sminuire gli altri.

Essere auto-centrati significa ritornare a quel nucleo interiore di presenza non giudicante e accogliente, quella parte di noi che esiste al di là dei ruoli, delle maschere e delle aspettative esterne. È un contatto profondo con la nostra essenza autentica, con quel senso di “io ci sono” che permane anche di fronte alle difficoltà e ai cambiamenti della vita. Questo non è egocentrismo, ma piuttosto un profondo senso di connessione con la nostra vera natura, che ci permette di affrontare il mondo con maggiore stabilità e consapevolezza.

Conclusioni

Spero che questa riflessione sui confini sia stata utile. Ricordiamoci che imparare a definire e a proteggere il nostro spazio interiore ed esteriore è un atto di amore verso noi stessi che si riflette positivamente su tutte le aree della nostra vita.

È un percorso continuo, un’arte che si affina con la pratica e con la consapevolezza. Invito a osservare i nostri confini, a chiederci se ci sentiamo protetti e rispettati nelle nostre relazioni, e a fare i passi necessari per creare uno spazio sicuro e nutriente per la nostra crescita personale.

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